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«Eva è stata silenziosa nella mia testa per anni. Il suo ricordo, con il passare del tempo, anziché sbiadire si è fatto più forte, più vivo, fino a divenire talmente reale che, a volte, pensando a lei, mi sembra quasi di percepire gli odori e di rivedere i colori che hanno fatto parte della sua vita e della mia». Così Barbara Leardini, nel bel principio del suo libro: un libro affascinante, che è insieme epopea – quella che ha segnato il passaggio dalla secolare subordinazione del mondo contadino alla liberazione al riscatto del secondo Novecento – e racconto di una vita, esemplarmente raccontata per la forza degli affetti e dei ricordi che legano la narratrice alla protagionista del libro.
In questa trama, Barbara traccia le coordinate di una vita esemplare, quello di una giovane donna che va sposa a un contadino, col quale divide il lavoro nei campi e per il quale guida la costruzione della famiglia e la nascita dei figli: un destino comune a molti, ma aperto ad altro, certamente per virtù di circostanze fortunate, ma soprattutto per l’intelligenza di Eva, per la sua forza d’animo, il coraggio che la sostiene nella conquista del successo nel mondo lontano dalla storia immobile delle campagne di allora.
Per questa materia narrativa il racconto si prospetta come storia dei molti processi di liberazione della donna, epopea appunto, tesa alla conquista di quella uguaglianza in cui consiste la dignità della persona.
Scritto con un passo narrativo alacre e coinvolgente, semplice nella sua prosa, quasi a voler riprodurre nelle sue strutture linguistiche lo stesso mondo evocato, il libro si raccomanda anche per la varietà dei suoi registri, dall’ironia alla commozione, spesso con una intensità che tocca il cuore.