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In queste pagine aleggia, come garante, una trama che potremmo far rientrare nel genere romanzo di formazione, ben sapendo che tale categoria si occupa genericamente del processo di crescita, formazione e maturazione di un giovane protagonista - in questo caso preadolescente - alle prese con un difficile passaggio della sua crescita. Il romanzo di formazione ha caratteristiche definibili che constano di una serie di prove, di errori e disillusioni, attraverso i quali il protagonista perviene a una maggior conoscenza di sé, delle proprie capacità e dei propri limiti, giungendo infine a istaurare un rapporto positivo, o per lo meno di compromesso, con se stesso e con la realtà circostante.
Ma l’autore di questo delicato romanzo non si limita a ciò e armato di una prosa poetica e leggera compone un romanzo di formazione per adulti e in particolare per genitori di questo nuovo aggrovigliato, confuso e incapace millennio. E prendendoli garbatamente per mano li porta davanti allo specchio a riflettere sui gineprai nei quali, pur con le migliori intenzioni, lasciano i propri figli mentre loro ruzzano smarriti fra crisi di coppia e briciole d’identità perdute. Il volo fiabesco che anima il romanzo di Milos Fabbri miscela abilmente motivi di riflessione e nostalgie d’infanzia: materia cara a tutti gli adulti che non hanno mai rinunciato a sognare.