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Nella nota introduttiva, così l’autore motiva la sua intenzione d’arte: «Entrare per un attimo in un giorno qualunque della vita di un altro – scrittori, scienziati, uomini d’arme, filosofi… – nomi conosciutissimi accanto ad altri a cui i libri di storia non dedicano più di una riga. […] Provare a immaginare qualcosa dei loro pensieri, delle emozioni e degli affetti, poi uscire dalla loro vita così come vi ero entrato, in punta di piedi, con rispetto e riconoscenza. Nel farlo, forse un po’ di presunzione, ma anche l’idea che fosse un modo di esprimere gratitudine per quello che sono stati, e farceli sentire di nuovo vicini. Come unica regola, che il racconto durasse una pagina sola di un taccuino – un moleskine d’ordinanza dalla copertina nera. Per ognuno poi un brano di musica, a loro associato per le vie misteriose delle sinapsi neuronali, che quasi mai ci spiegano il perché delle loro associazioni – un po’ come accade nei sogni». Paolo Assirelli confessa di aver provato, in questi suoi incontri, una «affettuosa vicinanza » con il popolo di poeti, narratori, filosofi, scienziati, talora uomini e donne senza storia qui via via evocati e si augura che questo sentimento sia condiviso dal lettore, così da destare la curiosità di sapere qualcosa di più della vita degli altri. «Nella fattispecie poi, di questi altri…».