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La Zabariona, mitica ostessa della Ravenna ottocentesca, è una delle presenze e più iconiche fra quelle che popolano i Sonetti Romagnoli di Olindo Guerrini. La sua figura giunonica, sonnecchiante fra i fumi dell’osteria, si è depositata nell’immaginario collettivo come una delle espressioni più emblematiche di una “ravignanità” verace e materica, vernacolare e popolare. Tanto in profondità che nel Novecento si affacciò la curiosità di saperne di più: chi si nascondeva dietro quel soprannome? In che misura le informazioni riportate da Guerrini (a partire dalle circostanze della morte) affermavano il vero? Una risposta fu tentata con la pubblicazione nel 1965, sulla rivista «La Piê», di un articolo in cui si riteneva di riconoscere la Zabariona nella persona di Rosa Betti, moglie del pescivendolo Giuseppe Venturi detto “Zabarione”. Da allora tale identificazione è stata accettata e ribadita in tutti gli interventi dedicati alla celebre ostessa. Tuttavia, nella sua pur meritoria operazione, l’autore dell’articolo fu messo fuori strada da determinanti malintesi. Adesso Andrea Casadio, dopo una meticolosa ricerca nelle fonti d’archivio, “fa giustizia” individuando quali erano la vera identità e la vera storia della Zabariona e della sua locanda, facendo luce su un frammento della realtà sociale della Ravenna e della Romagna ottocentesche, aiutato in questo anche dal saggio introduttivo di Eraldo Baldini che nel volume funge da preziosa “Premessa” .