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Nell’Avviso semiserio, con il quale si apre un cordiale e sorridente percorso tra cronaca e leggenda, è lo stesso autore ad avvertirci che nel libro si aggrovigliano e sovrappongono «le storie realmente vissute e trasmesse di bocca in bocca, con le alterazioni conseguenti, attribuibili alla fantasia dei giullari improvvisati», e anche annota che i protagonisti «potrebbero stare qui o nell’altra estremità della Via Lattea», tuttavia aggiungendo che la Romagna vi è largamente presente «perché le vicende della gatta, del cane, di molti mattatori e di chi scrive nascono proprio in questo lembo di terra ove si sono mescolati papati, imperi, monarchie, repubbliche, socialismi, cooperative e anarchie». Senza contare le parole del dialetto, ognuna «salvata dalla muffa, riscoperta contro ogni mefitico isolamento».
Il favoleggiare di Mattarelli è persistente scoperta del mondo: sotto la specie della commedia e del dramma, interroga il nostro destino per mezzo di laiche parabole, ognuna a suo modo alla ricerca della verità [Roberto Casalini].