- -5%

In passaggi vari della sua colta e partecipe introduzione, qui impropriamente legati, scrive Marino Biondi: «Ho potuto leggere l’autobiografia di Casalini in una fase finale, di fatto già compiuta. E rammento di averne riferito subito all’autore, sull’onda di una partecipazione emotiva: “… torno alle pagine, agli episodi, ai luoghi, ai personaggi e interpreti della tua vita. Mezzo stordito anche, con il ricordo di avere viaggiato nel tempo, in un mare profondo di anni e di decenni. Il tuo libro nascente mi ha conquistato ed emozionato”. Tratto peculiare del racconto, la profondità e l’altezza. Vola alto, sceglie la profondità per immergersi e per immergere il lettore. E con una qualità della scrittura che premia la sua leggibilità: una scrittura chiara, limpida, avvolgente… Casalini ama come pochi la poesia, e si sente che la sua prosa, pur essendo solida compatta razionale, lascia respirare qua e là le pause liriche della vita, e anche del ragionamento. Le prime cinquanta, settanta pagine – il nucleo gambettolese; la maremmana transumanza, quelle che arrivano a lambire la Puglia – sono un capolavoro di autenticità narrativa, di pienezza umana. Sono pagine dense anche di ombre, di chiaroscuri. Nella seconda parte del libro tutto riacquista chiarità, dalla preistoria alla storia, nell’amore (il matrimonio), nella cultura, nella politica della Cesena novecentesca. L’editoria è stato un logico approdo, l’esito di multiformi esperienze: la vita, la scuola, il lungo impegno politico, la gramsciana filosofia della prassi, infine la cultura come impresa»