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«Romagna tua non è, e non fu mai,
sanza guerra ne’ cuor de’ suoi tiranni»
«Si combattè per tutto quel giorno e per tutta la notte e i francesi furono quasi tutti uccisi, mentre il sangue correva a fiumi per le strade e nella piazza e non si poteva camminare senza calpestare i corpi martoriati. Il “sanguinoso mucchio” immortalato da Dante si era compiuto» [Sergio Spada].
La Romagna degli ultimi trent’anni del Duecento è una terra impoverita e violenta, caratterizzata da forti tensioni e da lotte furibonde fra guelfi e ghibellini. Terra di confine, stretta tra le mire egemoniche della guelfa Bologna e le pretese del Papato, la Romandiola diviene, insieme con la Toscana, l’epicentro dello scontro, come dimostrano le due battaglie più famose: San Procolo (1275), che ferma le mire bolognesi, e la battaglia di Forlì del 1282 (il sanguinoso mucchio evocato da Dante nel canto XXVII dell’Inferno), che blocca momentaneamente le pretese del Papato e dei suoi alleati, gli Angioini.
Fra i numerosi personaggi che attraversano la storia della “perfida” Romagna di quest’epoca turbolenta, campeggiano Guido da Montefeltro, il grande campione ghibellino, e Maghinardo Pagani da Susinana, il leoncel dal nido bianco, signore di Imola e Faenza.
È il tempo in cui si creano le condizioni politiche e sociali per la formazione delle Signorie romagnole, qui evocato da Sergio Spada in pagine suggestive.